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Dopo
l’incontro dell’8 settembre anche la F.M.I. ha fatto conoscere il suo punto di
vista con una dettagliata lettera inviata a presenti e assenti. Superato
l’entusiasmo iniziale, adesso che ci dovremmo "tirare insieme" e ci
rendiamo conto che nemmeno ci conosciamo, la mia impressione non è più così
ottimista. Le mie perplessità non dipendono dal fatto che mi consideri
deluso; mi rendo conto piuttosto che la strada intrapresa dal Presidente Paolo
Sesti (probabilmente l’unica possibile) è la più difficile e, come tale, temo
non si realizzi con la rapidità che si vorrebbe. Mi spiego meglio:tutti
conosciamo la genesi spontanea dei vari Registri; pochi pochissimi hanno una
struttura come la nostra, articolata e complessa, ma anche compiuta e attiva. La
maggior parte sono semplici recapiti dietro ai quali ci sta (il più delle
volte) un vero appassionato che pur con scarsissimi mezzi persegue un interesse
collettivo e culturale; qualche volta si ha l’impressione invece che siano
prevalenti gli interessi economici rispetto a quelli culturali, ma in ogni caso
tutti vivono una loro vita serena, senza sovrapposizioni o entità a cui rendere
conto. Visti globalmente siamo un’Armata Brancaleone cha vaga
"sanza meta" ma che è comunque riuscita a trovare un suo spazio al di
fuori delle istituzioni e che conduce una vita serena senza avere sopra di sè
nessuno che la controlli, che la comandi o che la smentisca. Godiamo di
fatto del riconoscimento della stampa (alcuni Registri più altri meno, ma
questa è una polemica vecchia) e del pubblico che si rivolge fiducioso per il
solo fatto di trovare il nostro indirizzo pubblicato sulle riviste
specializzate;siamo liberi di fare quello che vogliamo e non abbiamo bisogno di
disperdere energie in inutili e costosissimi atti notarili (lasciatelo dire a
me che me ne intendo) o bilanci certificati da altrettanto costosi
commercialisti (con buona pace di Lamberto Poggi che ha senz’altro di meglio da
fare!!). Anche se il nostro potere certificante è più simile a quello di
uno sciamano che a quello di un ingegnere collaudatore nel nostro piccolo siamo
"onnipotenti":per chi dalla vita ha avuto poco (o niente) si tratta
di posizioni di potere inalienabili, e sono sicuro che la diffidenza sia al
momento il sentimento più diffuso. Da questo punto di vista mancano
totalmente i presupposti per adattarsi alle richieste federali e non è
pensabile modificare lo status quo senza un intervento significativo e
fortemente incentivante. In tanti ormai si sono cimentati in
quest’impresa, buoni ultimi Angelo Augelli e Luca Dalloca, e poi ancora,
recentemente, Franco Cocconcelli, a nome dell’Archivio Storico del
Motociclismo, ha tentato di effettuare almeno un censimento del nostro settore,
ma la risposta è stata purtroppo deludente, probabilmente per gli stessi motivi
che vi enunciavo. Io penso che se tutte le iniziative simili sono
sin’ora fallite lo si deve al fatto che non sono state sufficientemente
convincenti.del resto nessun privato, a meno che metta mano al portafogli, può
vantare argomenti convincenti. Con la Federazione è diverso, da un lato
c’è la garanzia della serietà e quindi del rispetto, dall’altro (ben più
importante) c’è la possibilità di favorire i Registri e farli crescere e questo
costituisce un incentivo non indifferente. Anche se ognuno di noi appare
più interessato al suo orticello che al grande campo della Federazione, se si
vuole almeno tentare di raggiungere un risultato è indispensabile che il motore
di tutto sia la Federazione sia in termini organizzativi che in termini di
incentivi. Le poche, ma chiare regole dettate sin’ora dalla Federazione
sono condivisibili, ma non credo che si possono trattare con gli stessi
parametri Registri che coinvolgono migliaia di persone in tutto il mondo e
realtà ben più piccole con un bacino d’utenza limitato a decine di
appassionati. Ognuno, inevitabilmente, proporrà il suo caso personale e
per ognuno sarà indispensabile trovare una soluzione ad hoc; ci vorrà pazienza,
disponibilità, determinazione e mezzi.Bisogna trovarsi in fretta attorno a quel
tavolo per confrontarsi e capirsi, ma chi di noi andrà a rappresentarci? Se
nelle attese di Paolo Sesti ci fosse quella di attendere una nostra
autoconvocazione per trovarci e nominare i nostri rappresentanti in quel
Comitato saremmo già nei pasticci:rebus sic stantibus, non saremo mai in grado
di decidere quanti e quali di noi andranno a farne parte .Se non fosse
stato per quella specifica convocazione è probabile che non ci saremmo nemmeno
mai incontrati a causa delle infinite differenze, ma anche dalle non poche
rivalità e invidie che ci allontanano; figurarsi cosa potrebbe succedere quando
si dovrà decidere chi starà dentro e chi starà fuori.Insomma nulla è perduto,
ma prepariamoci ad un percorso abbastanza lungo e difficile i cui risultati si
faranno sicuramente attendere.Immagino che nei prossimi mesi il quadro andrà a
delinearsi sempre più chiaramente e anche noi riusciremo a meglio comprendere
la portata dell’iniziativa intrapresa dalla Federazione; saremo così in grado
di valutare appieno i pro ed i contro. Come vi ho anticipato noi saremo
comunque tra quelli in grado di entrare nella Federazione, e ci renderemo
disponibili a questo scopo .Fra i più accesi sostenitori di questa
iniziativa dobbiamo sicuramente annoverare il simpatico Angelo Augelli, patron
del Registro Aspes e di numerose iniziative collaterali. Angelo ha un
sacco di idee e spinge sull’acceleratore per portare avanti il discorso. Motivato,
molto attivo e grande appassionato ha un approccio manageriale e frigge nel
vedere così tanti tempi morti. I tempi sono quelli che sono e non si può
fare altrimenti. Noi siamo solo uno dei tantissimi "problemi"
che affliggono la Federazione, che non è un’azienda privata con un Padrone che
comanda e tutti gli altri che eseguono. Un "ente pubblico"
vive in condizione di perenne instabilità e si regge su una rete inestricabile
di equilibri precari:nulla può accadere in fretta e solo un abile e tenace
tessitore è in grado di condurre in porto un progetto. Come se non
bastasse la metà delle richieste che si sentono in giro non rientrano nei
poteri del Paolo Sesti, ma dipendono direttamente dallo Stato del quale la
Federazione è, se mai, l’interlocutore privilegiato.Insomma non sono tutte rose
e fiori e auguriamoci che ci sia il necessario spirito decisionista per uscire
da situazioni di stallo altrimenti insuperabili.Non voglio in ogni caso fare
del disfattismo, tutt’altro. Le mie sono semplici considerazioni
che non escludono qualunque eventualità, pur sottolineando le oggettive
difficoltà. Sono del resto sicuro che Paolo Sesti conosce il fatto
suo e non fa parte dei nostri compiti elargire buoni consigli.
Biza.